L’estate è violenta (Anno Otto)

Di questa città abbiamo contaminato tutto.
Lo abbiamo fatto insieme, mentre i nostri corpi si spostavano nello spazio, si occupavano di risate, racconti, baci, meraviglia, e poi incrinazioni, silenzi, dubbi, e ancora qualche abbraccio perché lì in mezzo c’erano i pezzi di un amore che meritava di andare lontano.
Abbiamo preso la Darsena e anche il fondo dei navigli, un paio di parchetti nascosti e le saracinesche dei locali chiusi la notte. Il mio quartiere, in lungo e in largo, e il tuo quartiere, solo un po’ in lungo. Abbiamo toccato Niguarda e Giambellino, abbiamo girato il Castello e la Martesana, qualche cinema, i supermercati, i cortili e i parcheggi, la stazione e Porta Venezia.
Abbiamo preso le strade che portano alle autostrade, per almeno un paio di altre città, un lago e una montagna.
È vero, non è tutto.

L’estate è violenta.
Scioglie i confini delle cose e del tempo, si appiccica lì dove eri felice e non lascia tregua, quando non ti riconosci più.
Rido, piango, mi accartoccio, ogni tanto mi sorrido di nuovo e poi perdo la brocca, Pandora è scoperchiato e guardo ballare le pieghe del caldo tra le mancanze con cui non riesco a far pace.
Quelle antiche che si sovrappongono a quelle vive, tutte bastarde, ingrate.
E sono fuori moda, fuori tempo, sono patetica, sono dolorante.
Ma sono vera, sono nervosa, luminosa, sono forte.
E fa male non riuscire a dirlo che

mi dispiace così tanto che sei andato via
che se lo dico un’altra volta sono matta davvero
mi dispiace così tanto che sei andato via.

Quando la vita è tutta un andare via, pezzi che si strappano con durezza e tu devi alzare gli occhi e continuare e quando diventa grave devi ascoltare solo i piedi, dimenticarti il cuore, concentrarti per sentire i movimenti delle articolazioni, solo quello, non occuparti del burrone che hai alle spalle e tutto intorno, non preoccuparti del rimbombo nella cassa toracica, pregare di non perdere l’equilibrio una volta per tutte.

Stare a te stesso.

E non impazzire all’idea che sarebbe tutto molto più semplice, sarebbe così sano tenersi stretti non lasciarsi, contaminare tutte le strade, riconoscersi restare e ridere diosanto, quando insieme si ride bene, ridere e toccarsi in tutti i punti, soprattutto quelli stretti, ferirsi e guarirsi, darsi i modi e i tempi, per avvicinarsi, conoscersi, lasciarsi andare nel verso giusto, che dall’altra parte è inferno e lo conosciamo bene.

Stare, per una volta.

Di questa città abbiamo contaminato tutto.
L’ho fatto io tutte quelle volte che ti ho portato in giro con me attraversando gli altri angoli.
Sulle linee degli autobus, consumando i piedi nell’asfalto, in Bovisa, a Rozzano, in Porta Romana e a Porto di Mare, nel largo del tuo quartiere, a teatro, nelle mostre, nelle birre e sotto i lampioni, in metropolitana e pure sugli aerei, in circonvallazione che così adesso c’è dentro tutta la città davvero.
L’ho fatto quando sentivo l’inizio e immaginavo traiettorie, l’ho fatto durante scegliendo insieme dove andare e l’ho fatto alla fine.
Quando la strada sembra chiusa, gli occhi si incontrano ancora ma il futuro si blocca in gola, lì, accanto al presente svuotato e alle domande incastrate tra le corde vocali.
Con i gesti che ti restano nelle mani, le parole, ferme dietro le pupille e quel tram che si beve tutte le lacrime della città.

L’estate è violenta, ma passa, la mancanza non lo so.
E sono fuori luogo, fuori misura, sono testarda, (dis)illusa, sono limpida, sono feroce, disperato erotico stomp.
Se ho perso anche questa volta non ho più intenzione di vergognarmi di me, non scappo più.
Forse è solo che quando sei felice te lo dimentichi un po’ da dove vieni, ma quel da dove vieni raramente si dimentica di te.
E forse hai fatto meglio tu, a salvarti la vita in tempo.

Io nel frattempo guardo la mia battaglia, accendo una sigaretta, lascio bruciare.
La nicotina, la pelle, la città, l’estate, il cuore.
Ma non voglio più dare i miei smarrimenti in pasto a nessuno.
Sanguino. Quindi sono viva.

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Natalie Foss, Addiction

Informazioni su metticheungiornopercaso

Esercitazioni di mutismo acrobatico.
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